"Ho dovuto capirne
le ragioni quando
ancora non avevo
il senno!"
- Sebastiano Parrella
Riconoscimenti






Autore
Sebastiano Parrella nasce e vive in un comune circumvesuviano,
ai piedi del Monte Somma/Vesuvio.
Poesie
Narrativa
Prof.ssa Esposito
Non ho letto i tuoi libri, li ho bevuti! Uno dopo l'altro, in un solo sorso, concedendomi solo il tempo di respirare, tra il primo e il secondo, per non soffocare.
Ho riconosciuto luoghi e persone, pratiche e riti noti ma sbiaditi dal tempo o, forse, dalla volontà di rimuoverli.
Man mano che leggevo affioravano ricordi che credevo dimenticati: la corsa per prendere il pullman alle 7; la cartella di cuoio scuro, che detestavo perché non alla moda come l'elastico che conteneva i libri delle mie compagne; due piccoli dischi di pesce che, in refettorio, finivano in tasca per poi prendere il volo oltre il cancello di una cantinola, in giardino; le giornate interminabili in attesa del sabato, quando si usciva dopo solo mezza giornata e con 10 lire avevi il diritto di visione di un documentario; il pezzo di cioccolata ricevuto per merenda mentre, in fila indiana, si saliva sul pullman e che a casa (quasi sciolto nelle giornate più calde) tentavo di regalare a mia madre pensando di farle cosa gradita.
Rispetto a te mi sono sentita perfino fortunata: almeno la sera, a letto, al buio, piangevo abbracciata alla mia mamma che, paradossalmente, in uno scambio di ruoli, cercavo di confortare.
A fine lettura mi è sembrato di galleggiare, anzi... di annaspare in un mare di ricordi. Ho guardato i bambini che eravamo con profondo affetto e comprensione, te per avere tenacemente voluto ricordare, io per avere tentato di rimuovere un periodo che, volente o nolente, rimane parte della nostra vita, che ci ha forgiato e ci ha permesso comunque di essere quelli che siamo... ma ora non voglio correre il rischio di scadere in banalità... al tuo cospetto poi...
Toscano
Carissimo,
Ho letto in un sol fiato il tuo libro. I tuoi ricordi, la tua infanzia hanno stretto il mio cuore fino a mozzarne il fiato.
Non per essere retorica, ma hai avuto un cuore da leone e un'anima pacificata con il mondo.
Per questo sei riuscito a sopravvivere alla grande. Hai raggiunto traguardi ambiziosi grazie alla tua volontà e al tuo essere bambino, fanciullo, adolescente e adulto sempre con l'animo di uno sparviero che combatte per amore e per verità.
Sei la parafrasi del cigno. Anche se un brutto anatroccolo... era già cigno.
Tuo padre è stato sempre il tuo angelo custode che ogni tanto si concretizzava negli affetti che potevi toccare, rincorrere e affidarti.
Questo libro per te ha rappresentato più di una seduta di psicoanalisi.
Solo con te stesso hai avuto il coraggio di tirar fuori i ricordi che ti attanagliavano tenendoti prigioniero in un tempo andato.
Caro Sebastiano sento di volerti ancora più bene per la tenerezza che hai suscitato nel mio cuore.
Con stima immensa, già c'era ma adesso si è moltiplicata.
Ti abbraccio e ringrazio Dio perché tra i fratelli mi ha donato te, la tua famiglia, la nostra famiglia.
Innocenti
Un racconto sulla propria vita, quello di Sebastiano che, a tratti, provoca rabbia, dolore e sconcerto ma poi si intravede la luce dapprima fioca ma poi molto intensa.
L'autore, infatti, grazie alla sua forte volontà, la sua tenacia, la sua abnegazione nel realizzare il progetto della sua vita, insieme agli incontri con l'altro/a: il confessore, le sue donne e gli amici saprà volare in alto e realizzare quel sogno in cui pochi credevano...
R. Esposito
Racconto schietto e accattivante... La linfa della risalita pervade il narrato già dalle prime battute...
l'esempio, la forza, i valori, la perseveranza, rendono un messaggio che arriva e fa riflettere e non abbandona il lettore.
Da non perdere!
Vaia
A Sebastiano che con il suo narrare sincero ci ha ricordato il valore delle radici e del legame con quel territorio per il quale , insieme, tanto abbiamo lavorato affinchè la sua forza e il suo significato più profondo potessero continuare a scorrere, come linfa vitale, anche nelle nuove storie di un mondo globale
Lo confesso, la lettura dei racconti
di Sebastiano Parrella mi ha colto di sorpresa , dalle sue parole
si è improvvisamente levato il grido di un Io che ha fatto vibrare le corde del mio cuore.
Il grido di un Io che non si accontenta dell'apparenza della realtà , degli spazi e dei luoghi che lo circondano ma, bruciante di lacrime e sofferenze, naviga fra tracciati di memoria alla ricerca di un approdo sicuro.
Il grido di un Io che, procedendo tra i ricordi di fatti, di luoghi, di persone, segna i propri passi lungo il cammino della vita usando i ricordi che, in questo avanzare non risultano i detriti di un naufragio ma i pilastri per coraggiose avanzate. In particolare nella “ Casa che odorava di erba recisa” è ben visibile il filo d'oro che lega Sebastiano alla sua casa natale che si trascina dietro anche quando i casi della vita lo portano lontano... egli non ha mai perso il contatto con il proprio passato, con le proprie radici. Figlio del suo tempo e del suo ambiente, non ha mai perso l'orgoglio della propria cultura anzi...è riuscito ad oltrepassare i limiti della realtà locale ed ha navigato verso il futuro usando bene tutto ciò che gli sta intorno, cogliendo con precisione le immagini emergenti dal subconscio.
Anche in “ La linfa della risalita, racconto intimo pregnante di angosciosa inquietudine, Sebastiano mostra di essere figlio della sua terra con la quale vive un rapporto d'amore profondo ma spesso lacerante. Qui la sua scrittura, con i contenuti riprodotti in modo fedele e particolareggiato e le figure umane ridotte all'essenzialità per accrescerne le capacità evocative, rendono chiaro non solo il senso di appartenenza al proprio territorio ma anche
significativo il legame tra il suo presente ed il suo passato.
In entrambi i libri così come nelle sue poesie, ti accorgi che c'è qualcosa nascosto tra le righe, ci si accorge che c'è una particolare forza morale che guida la sua mano, ci si accorge che Sebastiano non si sottrae al dovere che deve essere di ogni uomo : portare con fatica, con umiltà, con generosità, il suo piccolo mattone per costruire un mondo migliore.
M. Catania
Caro Sebastiano, abbiamo cenato insieme all'Hotel Tourist di Cefalù lo scorso 18 giugno...
Ho appena finito di leggere il tuo libro .. c'ho messo poche ore.
All'inizio, le prime venti-trenta pagine, ero perplesso. Ecco, mi dicevo, la solita storia autobiografica che affonda i contenuti nel labirinto dei ricordi di una persona ... come lui tanti... una delle n milionesime "le mie memorie". Poi però ho avuto un sussulto e il tuo racconto mi ha avvinto per lo stile narrativo pulito e per la chiarezza con cui sei stato capace di dipingere il percorso di crescita e di realizzazione di un ragazzo, poi uomo, che è partito dal nulla, che aveva nulla e che avrebbe potuto mille volte perdersi e dissolversi tra gli ostacoli e le brutture della vita, ivi comprese le dinamiche malvagie di un ambiente di lavoro che, fenomeno tipicamente italiano tra le grandi Democrazie occidentali, straccia, umilia e schiaccia il merito a favore di nepotismi, servilismi e clientelismi vari e spietati. Sono rimasto molto colpito e soddisfatto dal tuo scritto. Ci sono passaggi che definirei epici e didascalici.
Un unico appunto, se così si può dire... lamenti e ti scagli contro quegli eventi e quelle dinamiche che hanno causato e realizzato la delocalizzazione della nostra capacità e eredità manifatturiera. Si, hai molta ragione. Ma hai omesso, secondo me, di fare una critica al perverso sistema delle partecipazioni e delle sovvenzioni statali ai grandi e medi gruppi imprenditoriali e manifatturieri ... i soldi dati dallo Stato non sono riusciti a produrre processi virtuosi di ammodernamento, di miglioramento delle capacità e delle dinamiche di sviluppo della produttività delle aziende e, cosa ancora più grave, dei singoli individui... fossero essi colletti blu e/o quadri e/o dirigenti. Ricordo sempre gli episodi delle fabbriche della Fiat di Termini Imerese o della Pirelli di Villafranca tirrena o di altre decine di impianti tecnologici e tessili dell'area di Catania: quando c'era la stagione delle olive o delle arance o delle partite di calcio in fabbrica non ci andava nessuno. E da quelle fabbriche, inoltre, sparivano costantemente attrezzature e materiali ... La Fiat oggi produce in Serbia, in Polonia, negli USA... La Pirelli pure ... La Thompson e la STM sono fuggite. Hanno delocalizzato, certo. Ma grandi sono le colpe della forza lavoro.
Ciò detto, ti faccio nuovamente i complimenti e ti ringrazio per queste piacevoli ore di lettura che il tuo libro mi ha regalato.
Con stima e cordialità
“Massa, città fiabesca di mare e di marmo” 18a edizione 2024
Al Premio Letterario Internazionale di “Massa, città fiabesca di mare...
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